HYPERLOOP o Quando la fantascienza si costruiva a Palermo

Hyperloop. Già la parola sembra venire dal futuro. Sicuramente l’avrai sentita o letta da qualche parte.

Io ho sentito parlare di hyperloop per la prima volta nel 2012. Non capivo bene di cosa si trattasse. L’ho imparato in breve, però, perché i giornali e i social ne hanno parlato per mesi e poi hanno smesso.

Hyperloop, in effetti, è un tema intermittente. Finisce sulle frontpage dei quotidiani online e poi scompare. In molti credono che sia stato concepito dalla mente di Elon Musk, magari ispirato da qualche treno supersonico del Giappone.

E se ti portassi nella Sicilia di sessant’anni fa, per raccontarti le origini di Hyperloop?

È estate a Palermo e fa caldo. Nella cittadella universitaria, gli anni ‘60 sono al tramonto e si respira ancora la gloria del boom economico. 

Siamo in una zona isolata della Città degli Studi, ben coperti dagli alberi. Su un tracciato in cemento lungo 200 metri, sta per muoversi un grosso veicolo che pesa più di una tonnellata. Dentro ci sono tre persone, forse un po’ impaurite. Fuori, un gruppo di ingegneri curiosi che esplode di entusiasmo. 

Il veicolo poggia su un cuscino d’aria di circa 20 millimetri. Sul lato posteriore un’elica gigantesca dovrebbe assicurare la propulsione. La potenza installata è di 150 cavalli. 

Il piccolo trenino si muove. Levita tra gli applausi. Si chiama Iap 2, è il prototipo di un hyperloop e noi siamo ancora a Palermo, negli anni ‘60. 

49 anni dopo, in Nevada, un carrello sparato in un tubo raggiunge una velocità di 186 km/h dopo un’accelerazione di due secondi. L’esperimento è il primo rodaggio del prototipo parziale in scala 1:1 della Hyperloop Technologies Inc. 

Dietro al progetto, una delle mente più geniali dei nostri anni. Elon Musk. Cofondatore di Paypal e presidente di Tesla e SpaceX. 

Il progetto viene lanciato già nel 2012 ma, a maggio 2016, gli entusiasmi sono alle stelle. Las Vegas chiama e il mondo risponde. Prima Bratislava, poi Mosca. Maggio non è ancora finito e la Russia vuole il suo hyperloop. Gli slovacchi vogliono raggiungere Budapest in 10 minuti e Vienna in 20 minuti. I russi, invece, puntano molto più in alto: vogliono congiungere Mosca con Vladivostok, l’Europa con l’oceano Pacifico. 

Renato Mazzoncini, l’AD di Trenitalia, si affretta a dichiarare che il Belpaese vuole il suo iper-treno futuristico, anche se in Italia, la morfologia del territorio non lo renderà un compito facile. Chissà se Mazzoncini, conosce la storia di IAP 2 e del Dipartimento di Aeronautica dell’Università di Palermo. 

Il nostro Elon Musk siciliano è Giovanni Lanzara, un professore che ha lavorato in Kentucky con un finanziamento del Dipartimento di Commercio USA e poi, tra il 1968 e il 1976, ha portato la sua tecnologia nei viali della Città degli Studi di Palermo. Ha immaginato un veicolo di trasporto terrestre ultraveloce su un cuscino d’aria e l’ha realizzato, 50 anni prima del suo più noto erede americano. 

Lanzara non si è mai arreso. Il suo progetto più recente, UAQ4, un treno a levitazione magnetica capace di raggiungere i 600 km/h, viene presentato ai grandi della terra durante il G8 dell’Aquila nel 2009, tre anni prima di hyperloop, sette anni prima del carrello levitante di Las Vegas. 

UAQ4 è ancora l’unico treno a levitazione magnetica che non ha resistenze al moto, a eccezione (è chiaro) di quella aerodinamica. Garantirebbe, se esistesse, un consumo energetico minimo. L’interazione tra i campi dei supermagneti e i superconduttori genera contemporaneamente la sostentazione e la guida del veicolo in tutte le fasi del suo moto. UAQ4 è figlio di un progetto pluridecennale che aveva preso vita in Kentucky e mosso i primi passi all’Università di Palermo. 

Durante il G8 dell’Aquila, Dmitrij Anatol’evič Medvedev è il più interessato al treno del futuro e, quando Elon Musk, lo rende possibile, i russi raccolgono al balzo questo prezioso pallone. 

Hyperloop è un treno; ma è soprattutto una rivoluzione in termini di sviluppo del progetto. Le simulazioni sono sempre condotte in modalità collaborativa. Tutto è in open-source e non è stato depositato alcun brevetto. 

Hyperloop è un progetto globale, a cui tutti possono dare un contributo. Da Giovanni Lanzara a Elon Musk. Da Palermo a Los Angeles. 

Il framework open source (a cui tutti possiamo lavorare) è OpenMDAO, scritto con il linguaggio di programmazione di Python. Progettato per aiutare a collegare insieme parti separate di software per scopi di analisi combinata, OpenMDAO permette quindi di combinare strumenti di analisi, o progettazione di codice da più discipline. 

Ad hyperloop concorrono le più visionarie società del mondo. La Boring Company di Elon Musk, ma anche la HTT già nota per aver inventato un materiale intelligente chiamato vibranium, otto volte più leggero dell’alluminio e 10 volte più forte dell’acciaio, provvisto di sensori in grado di trasmettere informazioni critiche su temperatura, stabilità, integrità. Sì, un po’ come il vibranio di cui è fatto lo scudo di Captain America. Roba da Marvel. 

La canadese Transpod partecipa al progetto. La Virgin di sir Branson non poteva accontentarsi delle palestre Virgin Active, delle mongolfiere, di Virgin Radio e dei motorbike e ha creato Virgin Hyperloop. 

Insomma, ad hyperloop non si lavora soltanto dal Q.G. di Musk. Si lavora da Hawthorne già dal 2017, in California. 

Dal 2018, è approdato in Francia e, a luglio dello stesso anno, la città di Tongren – in Cina – ha annunciato il raggiungimento di un accordo con la HTT californiana per la costruzione di un tracciato ferroviario con la presupposta tecnologia Hyperloop.

È molto probabile che il super-treno vedrà la luce in Cina, dove due sussidiarie della statale China Railway Construction Corp saranno coinvolte nella costruzione della prima “ferrovia” magnetica del futuro che collegherà Tongren al suo aeroporto. 

Si tratta di una vera e propria caccia al treno del futuro. 

Gli Emirati Arabi scommettono che saranno il primo paese a erogare al pubblico il servizio: Abu Dhabi sarà raggiungibile da Dubai in 12 minuti. 140 chilometri alla velocità di 1200 all’ora. Elon Musk, invece, scommette che la sua Boring raggiungerà l’obiettivo per prima: un tunnel sotterraneo dovrebbe collegare Washington a Baltimora, Philadelphia e approdare in New York in 26 minuti. Insomma, una metropolitana per l’East Coast. 

Si potrebbe pensare che la tecnologia ipotetica di hyperloop sia ormai lontana dall’idea del professor Lanzara. Andiamo dentro al treno supersonico, allora. 

Hyperloop è davanti a noi. Assomiglia poco ad una locomotiva. Sembra una capsula venuta dal futuro e noi dovremmo entrarci dentro. La capsula viaggerà all’interno di un tunnel in cui viene riprodotto un vuoto d’aria spinto e permanente. Si mira a neutralizzare la resistenza aerodinamica e proiettare il mezzo, alimentato da motori ad induzione e compressori d’aria, a velocità difficilmente immaginabili in altri modi. Mille e duecento chilometri orari.  

La HTT è arrivata in Italia a gennaio 2020. Ha già due sedi, una a Roma e una a Milano. E conta di riuscire a collegare le due città in venti minuti. 

Tutto si basa su quel cuscino magnetico che, nell’estate del 1968, il visionario professore ha realizzato a Palermo.