Garante vs App IO: telecronaca semiseria di una partita

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Garante contro App IO. Una storia che, da qualche giorno, è sulla bocca di tutti. Forse, sulla bocca di troppi. In effetti, qualcuno che ha sentito l’urgente necessità di commentare negativamente l’operato del nostro Garante della privacy, avrebbe forse fatto un favore a molti se avesse taciuto. Non certo perché il Garante è un essere supremo scevro dalla possibilità di commettere errori. Piuttosto, invece, a colpirci è il modo in cui le frasi di condanna sono state formulate: senza sognarsi di entrare nel merito, sedicenti uomini dello stato sentenziano che “la privacy è diventata un intoppo burocratico”.

Vediamo di capirci meglio.

Ormai, è cosa nota che l’Autorità Garante Privacy, con un provvedimento, abbia chiesto a PagoPA, società pubblica che gestisce l’app IO, di bloccare provvisoriamente alcuni trattamenti di dati effettuati con quest’app che prevedono – tramite un tracker – l’interazione con i servizi di Google e Mixpanel.

Posto che l’App IO dovrebbe essere tra le detentrici del famigerato – desideratissimo – green pass, il mondo della politica (anche con esponenti più insigni dei soliti buontemponi del Bal Paese) ha pensato di bollare l’intervento come un ritardo non necessario che sacrifica, in nome di “aspetti burocratici”, la nostra auspicata (ri)partenza (verso Ibiza).

Peccato che questi presunti “aspetti burocratici” sono i nostri diritti fondamentali, come la Privacy.

Garante vs App IO: La smentita di PagoPa

Google e, soprattutto, Mixpanel ricevono informazioni sensibili, come gli eventi alla verifica dei requisiti per la richiesta del Bonus Vacanze, come l’elenco delle transazioni che partecipano al programma Cashback e i cosiddetti hashpan degli strumenti di pagamento elettronico. Si tratta di un vero e proprio tracciamento di dati che non ha alcun senso di esistere, al netto della raccolta legittima dei suddetti dati da parte di app IO.

Il Garante, com’è suo dovere, ha imposto a PagoPA il blocco del trattamento di questi dati entro sette giorni e l’eliminazione delle interazioni con i servizi di Google e Mixpanel. Solo quando verrà rilasciata una versione aggiornata, l’app IO potrà essere utilizzata per conservare il green pass.

PagoPA ha pubblicato un comunicato stampa per smentire le affermazioni del Garante, affermando che l’app IO è sicura e affidabile. Verrà comunque avviato l’esame dei dettagli tecnici e giuridici del provvedimento per trovare una soluzione e quindi portare il green pass sull’app IO.

Garante vs App IO: la Relazione tecnica

Per tutta risposta, il Garante ha pubblicato e messo a disposizione di chiunque la relazione tecnica, completa delle motivazioni che stanno alle base del procedimento.

Era, infatti, arrivato 24 ore prima, un comunicato congiunto emesso ieri da PagoPa e dal Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, riguardo ai profili critici sollevati dal Garante per la protezione dei dati personali. L’Autorità, nel ribadire tutte le motivazioni del suo provvedimento,  ha infatti ritenuto, ai fini di una piena valutazione di quanto e a causa della complessità della materia, di rendere nota la relazione tecnica che ha accompagnato il provvedimento sull’App IO trasmesso il 9 giugno a PagoPa Spa.

Garante vs App IO: La privacy regina dei diritti

Se abiti a Toronto, o a Milano, o Londra, o nella periferia di Napoli, o in tutto il resto del mondo, forse ti è capitato di vedere affisso vicino ai grattacieli un enorme cartellone pubblicitario con la scritta Privacy a caratteri cubitali.

privacy. That's Iphone

Nessuno prima di Apple aveva osato tanto.

Sembra che, in tutto il mondo, il diritto alla Privacy, finalmente percepito come necessario, abbia ancora necessità di essere ribadito, reso evidente, palpabile, stampato in gigantografia a corredo delle nostre città.

Privacy is King, scrivono i marketer (molto ben pagati) di Cupertino. Ed è vero: la privacy è la regina dei diritti. E questo deve interessare tutti. Nessuno è escluso da questa chiamata alle armi che, dal 2018, il GDPR ha finalmente e, menomale, fatto entrare ovunque, in ogni recondito bugigattolo amministrativo di tutta l’Europa unita. Unita, questa volta, in nome della privacy e della sua salvaguardia. Il Garante, in Italia, esiste per questo ed ha, chiaramente, un suo omologo (un alter ego, per così dire) in tutte le altre città europee. Repubblica ha, di recente, dedicato un articolo alla strategia di Apple.

Eppure sembra che, in Italia, ci sia qualcuno che storce il naso. Nel mondo, diventa il tema più importante del nostro futuro digitale; in Italia, qualcuno già vuole sbarazzarsene.

In pochi giorni, quattro autorevoli uomini delle istituzioni sentenziano che, in nome della privacy, non possiamo sacrificare un tema così importante come il green pass. Insomma, “che palle questa privacy”.

Calenda, Colao, Cottarelli, persino il direttore dell’Agenzia delle entrate Ruffini, secondo cui “la fatturazione elettronica non ha dato gli effetti sperati… perché abbiamo un armadio pieno di dati che non siamo autorizzati a utilizzare per la privacy”. Insomma, ragazzi, l’evasione fiscale ora è colpa della privacy. 

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